mercoledì 10 aprile 2013

campane di monte nevoso - 1952

agli alpini
"Questa canzone parla di un gruppo di cento giovani Alpini, partiti dai loro paesi alle falde del Monte Nevoso per andare a combattere e a morire
 per l'Italia nella prima Guerra Mondiale. Il Monte Nevoso (m. 1796) si trova nelle Alpi Giulie"
Monte Nevoso - Alpi Giulie (foto di Alessandro Filippo -  C.A.I. Sezione Cervignano del Friuli - UD)














CAMPANE DI MONTENEVOSO (1952)
di Cherubini - Concina 


Bixio Cherubini, Figlio e nipote di due garibaldini (questa la causa del nome particolare), dopo essersi arruolato come volontario nella Prima guerra mondiale, iniziò a scrivere i primi testi in questo periodo, pubblicando una raccolta di poesie, Canti in grigioverde.

Nel 1919 si trasferisce a Roma per frequentare l'Università, ma in realtà si dedica alla musica leggera (contro il volere del padre, docente universitario, che lo vorrebbe laureato), scrivendo alcune canzoni, tra le quali riscuote particolare successo il brano Ciondolo d'oro, su musica di Guglielmetti: proprio per questo motivo Cherubini decide di abbandonare gli studi.  In breve tempo consolida la sua carriera con altri brani di grande successo, spesso sulle musiche del Maestro Dino Rulli, quali Apaches, Mimì, Yvonne, Fox trot della nostalgia o del Maestro Alfredo Del Pelo, come Biondo corsaro (del 1924), e decide di fondare le edizioni musicali La Casa della Canzone.

Nel 1923 conosce il compositore napoletano Cesare Andrea Bixio, con cui inizia una lunga e prolifica collaborazione scrivendo tra le altre Tango delle capinere, La canzone dell'amore, Trotta cavallino, Violino tzigano, Lucciole vagabonde, La mia canzone al vento, Valzer dell'organino, Madonna fiorentina, Miniera, Signora fortuna e, soprattutto, Mamma, divenendo quindi, prima del secondo conflitto, il paroliere più importante per le canzoni di Gabrè, Silvana Fioresi, Oscar Carboni,Beniamino Gigli, il Trio Lescano, Luciano Virgili, Luciano Tajoli, Achille Togliani e Natalino Otto. (wikipedia)


Luciano Tajoli e Coro Idica





CAMPANE DI MONTENEVOSO

Dietro i monti e i valichi
tramonta il sole d'or
mentre suona il vespro lontano.
Mormora ogni labbro
la preghiera del Signor;
quanta neve e quanto gelo in cuor!

Campane di Monte Nevoso
Che suonate nel vespro divin
Quel suono in un giorno radioso
Salutò cento giovani alpin.

Lasciarono il bianco paesello
Cento mamme altrettanti tesor
Un fior tra la piuma e il cappello
E una dolce canzone nel cuor.

Ritorneremo ancor sui nostri monti
E falceremo il grano al sole
Berremo l'acqua viva delle fonti
Che è pura come il nostro amor.

Campane di Monte Nevoso
Quei rintocchi nel cielo divin
Sembravano un grido angoscioso:
Proteggete i miei giovani alpin.

Tutto fu distrutto, ma tu torni a rintoccar
Campanil di Monte Nevoso
Tra le mure lacere c'è sempre un focolar
Cento cuori sempre ad aspettar.

[La primavera è tornata,
ha infiorato le valli e i sentieri,
che videro gli alpini partire,
e non li han visti più ritornare,
ma ogni cuore aspetta,
ancora ogni sera la valle riporta
l'eco di una canzone lontana]

quella dolce canzone d'amor.

Ritorneremo ancor sui nostri monti
E falceremo il grano al sole
Berremo l'acqua viva delle fonti
Che è pura come il nostro amor.

Campane col suono giocondo
Invocate la pace e l'amor
Non quella che predica il mondo
Ma la pace che vuole ogni cuor.
La pace, la fede
La pace, l'amor.


Monte Nevoso - Veliki Sneznik (m 1796)
Carso montano


foto di Stefano Zerauschek

L'ambiente:
Il Nevoso, con i suoi 1796 metri è la vetta più alta del territorio alle spalle di Trieste. Dalla sua cima, che domina isolata su un vasto orizzonte, si gode un panorama estesissimo: verso sud il Quarnero con le sue isole, a nord le Alpi, tutt'intorno un mare sterminato di boschi.
Il gruppo si eleva sul margine nord-orientale del vasto altopiano della Piuca, che da S.Pietro del Carso e Postumia si estende verso sud-est tra la valle del Timavo e quella del Circonio. Le due vette maggiori sono appunto il Veliki Sneznik (Nevoso) a sud e lo Javornik (Pomario) a nord.
Razgled s Snežnika. Foto: Vid Pogačnik.

La quota, l'isolamento e la lontananza dai due golfi di Trieste e del Quarnero sono fattori che determinano abbondanti precipitazioni nevose, con permanenza della neve fino a primavera inoltrata. Tale caratteristica ha reso famosa questa cima fin dai tempi antichi, infatti già i Romani lo avevano battezzato Albio.La zona attorno costituisce, per ricchezza e varietà della vegetazione un'importante riserva naturale botanica. Qui si trovano infatti molte specie floristiche che si incontrano sia sulle Alpi che nei Balcani. Attorno alla vetta, in particolare, si trovano specie relitto di ere geologiche passate.La conformazione del territorio è tipicamente carsica, molto mossa, con moltissime doline, grotte, baratri e campi solcati. In tutta l'area, quindi, non esistono corsi d'acqua superficiali.In quest'ambiente ancora integro e selvaggio vivono orsi, cervi, cinghiali, qualche lince e tanti altri animali selvatici.
Il percorso:
dal rifugio di Sviscaki, posto ai bordi di un'ampia dolina prativa, si inizia  a salire per un sentiero che s'inoltra nel fitto bosco di abeti e faggi, e che risale con moderata pendenza il boscoso dosso del Lom (m 1482). Dopo circa un'ora e un quarto di cammino si esce dal bosco e si perviene ad una larga sella. Da questo punto è ben visibile il caratteristico cupolone terminale del Nevoso. Si prosegue su terreno aperto, tra mughi e ginepri, raggiungendo due piccoli circhi glaciali tra il Piccolo Nevoso (Mali Sneznik) e la cima principale. Superando prati e roccette, lungo il breve crinale, si raggiunge il rifugio "Koca na Snezniku", pochi metri sotto la vetta.
ore 2.15 da Sviscaki
Discesa:
organizzandosi con due automobili si può scendere a Masun. Dapprima, per un breve tratto, lungo il sentiero di salita, poi lungo la cresta est del Mali Sneznik (Piccolo Nevoso) lungo il sentiero europeo n. 6 (dal Mar Baltico all'Adriatico). Raggiunta la cima del Piccolo Nevoso si inizia la discesa lungo i versanti settentrionali del gruppo. Passando vicino alla grande dolina chiamata Pekel (Inferno), profonda quasi 80 metri, si prosegue - a tratti su carrareccia - per sentiero fino a raggiungere, a quota 1109 la strada che collega Masun a Sviscaki. Abbandonando la rotabile si continua per sentiero mantenendosi costantemente alla stessa altitudine, si costeggia il versante nord del Monte Javor e si scende nuovamente verso la rotabile, giungendo dopo circa 2 km alla località di Masun con la sua caratteristica locanda.ore 3.30 dalla cima.
foto Davide Zugna



vedi anche   : Vecchio Scarpone



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