da LoScarpone
Visualizzazione post con etichetta MARIO RIGONI STERN. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MARIO RIGONI STERN. Mostra tutti i post
venerdì 9 giugno 2017
martedì 30 aprile 2013
PRIMAVERA 2013
"Tre marchi al di là di Ulm"
La partenza avveniva nel mese di marzo, quando il disgelo aveva liberato i passi che nelle nostre montagne erano come porte verso i paesi dell'Europa centrale. Andavano a piedi, con gli arnesi del mestiere dentro un sacco appeso alle spalle con due pezzi di corda, o sulla carriola che spingevano con l'indispensabile. Così i nostri montanari si avviavano verso la Prussia, l'Austria o la Boemia a lavorare in cambio di marchi o corone che davano poi la possibilità di svernare in famiglia.
Lungo i percorsi che di anno in anno venivano tramandati ai più giovani, avevano i loro luoghi di sosta cadenzati a giornate di cammino; dormivano nelle stalle o nei fienili dei contadini che offrivano ospitalità gratuita. Ricambiavano con qualche lavoretto.
Chi poteva, a Trento, dal 1867, saliva sul treno dopo aver acquistato il biglietto secondo la possibilità del portamonete. Come passaporto, tutti avevano in tasca il certificato di battesimo. Per lingua si arrangiavano, e bene, con l'antico linguaggio che ancora si parlava tra queste montagne; chi arrivava in Boemia o nel Wuppertal aveva maggiore probabilità di guadagno, o di scegliere il lavoro che più gli si confaceva.
Ancora oggi, non certo tra i giovani, è ricordata una frase di questi migranti stagionali. Uno che era ritornato a casa dopo otto mesi di lavoro, a chi gli chiedeva dove quell'anno si era fermato, aveva risposto: "sono stato tre marchi al di là di Ulm"
Spiegò che giunto in una stazione e ritrovandosi ancora in tasca tre marchi, li aveva spesi tutti per un biglietto che lo portasse il più possibile verso l'interno, perché, aveva pensato, lì certamente era minore la concorrenza degli stagionali e meglio poteva scegliere.
Tre marchi al di là di Ulm per molti anni volle dire andare lontano, verso un qualsiasi luogo per bene lavorare e più guadagnare.
(pag.33-34)
La partenza avveniva nel mese di marzo, quando il disgelo aveva liberato i passi che nelle nostre montagne erano come porte verso i paesi dell'Europa centrale. Andavano a piedi, con gli arnesi del mestiere dentro un sacco appeso alle spalle con due pezzi di corda, o sulla carriola che spingevano con l'indispensabile. Così i nostri montanari si avviavano verso la Prussia, l'Austria o la Boemia a lavorare in cambio di marchi o corone che davano poi la possibilità di svernare in famiglia.
Lungo i percorsi che di anno in anno venivano tramandati ai più giovani, avevano i loro luoghi di sosta cadenzati a giornate di cammino; dormivano nelle stalle o nei fienili dei contadini che offrivano ospitalità gratuita. Ricambiavano con qualche lavoretto.
Chi poteva, a Trento, dal 1867, saliva sul treno dopo aver acquistato il biglietto secondo la possibilità del portamonete. Come passaporto, tutti avevano in tasca il certificato di battesimo. Per lingua si arrangiavano, e bene, con l'antico linguaggio che ancora si parlava tra queste montagne; chi arrivava in Boemia o nel Wuppertal aveva maggiore probabilità di guadagno, o di scegliere il lavoro che più gli si confaceva.
Ancora oggi, non certo tra i giovani, è ricordata una frase di questi migranti stagionali. Uno che era ritornato a casa dopo otto mesi di lavoro, a chi gli chiedeva dove quell'anno si era fermato, aveva risposto: "sono stato tre marchi al di là di Ulm"
Spiegò che giunto in una stazione e ritrovandosi ancora in tasca tre marchi, li aveva spesi tutti per un biglietto che lo portasse il più possibile verso l'interno, perché, aveva pensato, lì certamente era minore la concorrenza degli stagionali e meglio poteva scegliere.
Tre marchi al di là di Ulm per molti anni volle dire andare lontano, verso un qualsiasi luogo per bene lavorare e più guadagnare.
(pag.33-34)
domenica 27 gennaio 2013
STAGIONI ...
INVERNO
da "Stagioni" di Mario Rigoni Stern
Ed. Einaudi - 2006
da "Stagioni" di Mario Rigoni Stern
Ed. Einaudi - 2006
![]() |
| foto da www.accg.it/rigoni/index.html |
Sono nato alle soglie dell'inverno, in montagna, e la neve ha accompagnato la mia vita. All'asilo infantile le suore ci avevano insegnato una canzoncina che diceva di un bambino che dormiva in una culla e di una vecchia che cantava, il mento sulla mano: «... Nel bel giardino il bimbo s'addormenta. La neve fiocca lenta, lenta, lenta». Scopersi molto tempo dopo che era un sonetto del Pascoli.
Alle scuole elementari il maestro Marcant ci faceva cantare: «... Sui lucenti e tersi campi del nevaio sconfinato Sorridenti al nostro fato...», che nella Grande Guerra era stato l'inno degli alpini sciatori.
Anche nel Libro delle favole che mi aveva portato la Befana avevo trovato la neve della Piccola fiammiferaia di Hans Christian Andersen.
Quando andavo con gli sci in spalla sui campi di gare dei balilla era il tempo che leggevo di Zanna Bianca sulle nevi del Nordamerica e di Michele Strogoff sulle nevi della Siberia. Troppo presto finì per me il tempo delle gare di sci e dei libri d'avventura.
Iscriviti a:
Post (Atom)



