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domenica 1 febbraio 2026

"IL VECCHIO"

da ODI E INNI


di Giovanni Pascoli





"ODI"

                                                " IL VECCHIO "

                                       Che fa quel vecchio in cima al colle

                                               tra i raggi dell'aurora?

                                       che s'inginocchia su le zolle,

                                             come uomo pio che adora?


                                       Vanno per l'aria celestina

                                             due nuvolette sole,

                                        sul bianco vecchio che si china

                                              venerabondo al sole.


                                         La brezza in mano a lui tremare

                                               fa un lungo esile stelo. 

                                         La terra è come un grande altare

                                               donde egli l'offre al cielo.


                                         E tutto già da monte a valle,

                                               come se un tempio fosse,

                                         risplende... Ma son foglie gialle,

                                            ma son pampane rosse.


                                         E quei due cirri in un sorriso 

                                                vanno lassù coi lembi

                                         di rosa e d'oro... Ma l'avviso

                                                sono di pioggia e nembi.


                                         E il vecchio porge al sole eterno

                                                l'esile vetta mossa

                                          dal vento...Ma già presso è il verno,

                                                è avanti lui la fossa.


                                          La fossa è avanti a lui... Ma esso

                                                vi pianta un arbuscello;

                                          e il lungo verno ch'è già presso,

                                                 lo   inaffierà bel bello;


                                          e il vento ch'ora lieve lieve

                                                 lo fa tremare, un giorno

                                          gli sputerà contro la neve,

                                                gli ruggirà d'intorno,


                                          in vano! e il vecchio, tra qualche anno,

                                                niuno dirà, Lo vidi:

                                          il suo grande albero vedranno

                                                che sarà tutto nidi.


                                            

                                   

  

quel vecchio mette a dimora con amore nel terreno un arbuscello , sa che la fine della sua vita è vicina, con questo suo gesto la piccola pianta radicherà e crescerà con il passare degli anni, fino a diventare un magnifico albero dove , tra i rami, nidificheranno gli uccelli e  sarà tutto un canto, e nel tempo del vecchio nessuno avrà memoria.

"La poesia celebra il ciclo della vita , mostrando l'altruismo e la lungimiranza del vecchio che si prende cura di qualcosa che non vedrà crescere."

( arbuscello - arboscello: piccolo e sottile albero, pianta giovane)

   
      



sabato 7 settembre 2024

"I PUFFINI DELL' ADRIATICO" , "I PUFFINI DI PASCOLI"

 

Poesia di GIOVANNI PASCOLI

La Berta Minore (Puffinus Yelkouan)


I Puffini Dell'Adriatico


Tra cielo e mare (un rigo di carmino
recide intorno l’acque marezzate)
parlano. È un’alba cerula d’estate:

non una randa in tutto quel turchino.

Pur voci reca il soffio del garbino         
con ozïose e tremule risate.
Sono i puffini: su le mute ondate


pende quel chiacchiericcio mattutino.

Sembra un vociare, per la calma, fioco
di marinai, ch’ad ora ad ora giunga    

tra ’l fievole sciacquìo della risacca;

quando, stagliate dentro l’oro e il fuoco,
le paranzelle in una riga lunga

dondolano sul mar liscio di lacca.

(da MYRICAE - VIII)

156





GarbinoIl libeccio è un vento che spira da Sud-ovest, anche detto garbino sul litorale delle regioni italiane di Veneto (Garbin), Emilia RomagnaMarcheAbruzzoMolise e Puglia, (wikipedia)

paranzèlla s. f. [dim. di paranza]. – Imbarcazione a vela del tipo della paranza, ma più piccola, e senza bompresso né fiocco, particolarmente usata, in passato, in Liguria, in Sicilia e lungo le coste dell’Adriatico (Treccani)



su La Berta Minore e il rischio estinzione vedere RADARMAGAZINE.NET


IN : National Geographic Italia,  Agosto 2024

da leggere nella Rubrica L'OROLOGIAIO MIOPE,  I PUFFINI DI PASCOLI di LISA SIGNORILE

martedì 31 ottobre 2023

SERA D'OTTOBRE

30 Ottobre 2023

Giovanni Pascoli



 Casa Museo Pascoli


Sera d'Ottobre 


Lungo la strada vedi su la siepe
ridere a mazzi le vermiglie bacche:
nei campi arati tornano al presepe
tarde le vacche.

Vien per la strada un povero che il lento
passo tra foglie stridule trascina:
nei campi intuona una fanciulla al vento:
Fiore di spina!…

da : Myricae


presepe :  deriva dal latino praesaepe, cioè greppia, mangiatoia, ma anche recinto chiuso dove venivano custoditi ovini e caprini; il termine è composto da prae (innanzi) e saepes (recinto), ovvero luogo che ha davanti un recinto. (da : Wikipedia)

vermiglie bacche : bacche del Biancospino

intuona : intonare1 (ant. intuonare) v. tr. [dal lat. mediev. intonare, der. di tonus «tono»] (io intòno, ant. intuòno, ecc.). – 1. a. Mettere in giusto tono la voce o una nota cantata, variandone opportunamente l’altezza; accordare uno strumento o le varie parti di uno strumento... (da : Treccani )






lunedì 8 maggio 2023

Chiaro di Luna

 6 Maggio 2023

Castelvecchio Pascoli


"Che via via men fisse

vanian le stelle all’alba della luna."

da Gli Emigranti nella Luna - Nuovi Poemetti - 1909

Giovanni Pascoli





vedere in : Nuovi Poemetti

giovedì 8 dicembre 2022

novembre di Giovanni Pascoli



Di Piet Mondrian - Albero rosso

 





NOVEMBRE

Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore...

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate,
fredda, dei morti.


Giovanni Pascoli


info:

Piet Mondrian   ( 1872 - 1944 )  wikipedia


lunedì 2 novembre 2020

tramonto di Ottobre...

Castelvecchio Pascoli 





Ottobre ore 19.09:  le ultime luci di una sera autunnale  

 
altri tramonti



Agosto





Settembre


Foto scattate a Castelvecchio Pascoli, frazione del Comune di Barga 


 
qui il Poeta Giovanni Pascoli ha vissuto dal 1895 al 1912, anno della sua morte.

oggi la sua Casa è un Museo visitabile su prenotazione


una poesia :

 

     L'imbrunire

  Cielo e Terra dicono qualcosa
l'uno all'altro nella dolce sera.
Una stella nell'aria di rosa,
un lumino nell'oscurità.

  I Terreni parlano ai Celesti,
quando, o Terra, ridiventi nera;
quando sembra che l'ora s'arresti,
nell'attesa di ciò che sarà.

  Tre pianeti su l'azzurro gorgo,
tre finestre lungo il fiume oscuro;
sette case nel tacito borgo,
sette Pleiadi un poco più su.

  Case nere: bianche gallinelle!
Case sparse: Sirio, Algol, Arturo!
Una stella od un gruppo di stelle
per ogni uomo o per ogni tribù.

  Quelle case sono ognuna un mondo
con la fiamma dentro, che traspare;
e c'è dentro un tumulto giocondo
che non s'ode a due passi di là.

  E tra i mondi, come un grigio velo,
erra il fumo d'ogni focolare.
La Via Lattea s'esala nel cielo,
per la tremola serenità.

da
I Canti di Castelvecchio





pubbl.02.11.20
foto di mario bonuccelli

giovedì 9 novembre 2017

la fine di Ottobre




31 OTTOBRE 2017









































La salita verso Casa Pascoli e il Borgo della Poesia, 

la mattina appena sorto il sole.





il sole è tramontato, ancora poche ore e anche Ottobre finisce...




            


" I due alberi"  di Giovanni Pascoli



Vento dei Santi, il giorno si raccoglie
già per morire; e tu su’ due gemelli
alberi soffi, e stacchi lor le foglie.

Ora le tocchi appena, ora le svelli:
quali cadono a una a una, quali
partono a branchi, come vol d’uccelli.

Tutta una fuga, quando tu li assali,
si fa nel cielo, e in terra, fra le zolle,
un fruscìo grande, un vano tremor d’ali:

stridono e vanno, girano in un folle
vortice, frullano inquïete attorno,
calano con un abbandono molle.

A volte sembra muovano al ritorno,
a sbalzi... Ma, tu le riprendi, e porti
con te, via. Tutte son cadute e il giorno

è morto: tu lo sai, vento dei Morti!


ii


    Viene col vento un canto di preghiera
e di tristezza, e vanno via le foglie
con lui, stridendo in mezzo alla bufera:

“Noi di noi siamo le fugaci spoglie:
la nostra vita è sempre là dov’era.

Il vento in vano all’albero ci toglie:
là rinverzicheremo a primavera„.

Col vento via le vane foglie vanno;
gemono, mentre intorno si fa sera.

“Non torneremo al rifiorir dell’anno:
noi ce n’andiamo avvolte nell’oblìo.

Non fu la vita che un fugace inganno.
L’albero è morto. Addio per sempre! Addio!„

È morto il giorno, ed anche muor la sera,
ed anche muore il canto tristo e pio.
E il cielo splende su la terra nera.


iii


Il vento trova la sua strada ingombra
di foglie e stelle. Gli alberi, sparito
e l’uno e l’altro. Io vedo una grande ombra.


Ne vedo un solo. All’animo lo addito,
l’albero solo. Spunta da un velame
di nebbia eterna, ed empie l’Infinito.

Protende le invisibili sue rame
cui sono appesi d’ogni parte i mondi.
Si crolla ad un grande alito il fogliame;

e d’un perenne tremolìo le frondi
lustrano ardenti. Alcuna cade e brilla
giù per gli abissi ceruli, profondi.

Io, sotto la corona, che sfavilla,
dell’Universo, odo, smarrito assòrto,
uno stridìo. Forse una foglia oscilla

ancora a un ramo dell’albero morto.








Nuovi Poemetti - 1909


martedì 28 febbraio 2017

mattino del 27 novembre...

tu nebbia impalpabile
e scialba

27 novembre 2016
ore 7.20














Nascondi le cose lontane,
tu nebbia impalpabile e scialba,
tu fumo che ancora rampolli,
      su l’alba,












da
"Canti di Castelvecchio"

NEBBIA
Poesia di
Giovanni Pascoli

Montagna&Montanari post del 6 ottobre 2012




mercoledì 28 dicembre 2016

INVERNO 2016

        21 DICEMBRE 2016                 
        SOLSTIZIO D'INVERNO      



Inverno nell'Arte ...
Claude Monet
1840 - 1926




Claude Monet - Inverno all'Argentieres (1875)



Enciclopedia Treccani :  Claude Monet 








































Giovanni Pascoli
1855 - 1912
Viole d'inverno

“ Donde, o vecchina, queste violette
serene come un lontanar di monti
nel puro occaso? Poi che il gelo ha strette
                                 tutte le fonti ;

il gelo brucia dalle stelle, o nonna,
ogni foglia, ogni radica, ogni zolla. “
“ Tiepida, sappi, lungo la Corsonna
                                geme una polla.

Là noi sciacquiamo il candido bucato
nell'onda calda in mezzo a nevi e brine;
e il poggio è pieno di viole, e il prato
                               di pratelline. “

Ah!... ma, poeta, non ancor nel pio
tuo cuore è l'onda che discioglie il gelo?
Non è la polla, calda nell'oblio
                                freddo del cielo?

Ché sempre, se ti agghiaccia la sventura,
se l'odio altrui ti spoglia e ti desola,
spunta, al tepor dell'anima tua pura,
                                qualche viola.

Giovanni Pascoli

da "Myricae"

Enciclopedia Treccani : Giovanni Pascoli