Visualizzazione post con etichetta Idelfonso Nieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Idelfonso Nieri. Mostra tutti i post

giovedì 11 dicembre 2014

UN LADRO SCOPERTO

immagine centrostudi Francesco Carrara


Racconto di Idelfonso Nieri
da "Cento Racconti popolari Lucchesi"
Felice Le Monnier - ed. 1950

Un ladro scoperto
Questa qui di Luicchio è bellina.
Luicchio a’ su tempi è stato il più grosso birbante di tutto questo vicinato.  A quello che dice la gente, e che si sa di positivo, ce ne ha tante sulla coscienza che neanche il papa basterebbe a sgrumargli l’anima: ha tenuto mano ai ladri, ha tenuto mano ai figliuoli di famiglia perché portassero via in casa, ha rubato lui anco l’osso del collo;  manesco per il coltello che di niente infilzava un uomo; di donne non se ne ragiona; una bocca poi una bocca per tirar giù resie…. E i giuramenti falsi li pigliava come bere un uovo.   E ora che è vecchio, e casca a pezzi, brutto animale! sta per le chiese a giornate sane a biscicar paternostri, e a nizzirsi lo stomaco a forza di pugni !  Com’ho detto dunque è stato sempre ladro più di Cacco, e se ha potuto ha rubato anco la pisside di sull’altare.  Una volta era un inverno freddo che gelava l’acqua in camera, e la mattina presto a sputare per aria, arrivava in terra una pallottola di ghiaccio.   Luicchio era a lavorare lassù all’Angelo dai frati, in coppaio; non so che lavoro facesse ; e l’olio spariva e l’olio spariva.   I frati s’insospettirono, gli entrò una pulce in un orecchio, tanto più che le nomine di quest’uomo eran com’erano, e lo cominciarono a posteggiare; gli stavano all’anima per chiapparcelo, ma non s’eran mai potuti accertar bene.  Però una volta a uno di que’ più giovani gli parve d’averlo visto trafficare dintorno a una tinozza, o a un coppo che fosse, e gli parve di capire come stava l’alfabeto.   La sera Luicchio cenava in convento, e poi tornava sempre in coppaio a pigliare certi suoi arnesi che ce li lasciava apposta, e se ne veniva via.  Anco quella sera andò al solito e ripassò a dare la buona notte, ma siccome l’avevano pedinato due dei più fini, quando ritornò di là, lo chiamarono che passasse in un’altra stanza dove c’era il caminetto acceso; e lui a scusarsi, a dire che era tardi, che non poteva, che a casa l’aspettavano; e i frati lì dintorno, tre o quattro, a volerlo trattenere; e lui pur no, e loro pur si, lo misero in mezzo, e a forza lo portarono a sedere al caminetto, e butta su legna e fai gran fiamma.  Luicchio era sulle punte d’ago. Dopo un momento che era a quel vampone, gli cominciò a sudare la testa, e giù unto dalla berretta par la fronte e per il collo, grondava come una bruscola.  Il boia !  Pigliava quei pezzi d’olio duro accagliato, li metteva nella berretta tra due foglie lì per lì finchè era in convento, e quando era fuori era al sicuro.  Ma i frati la san più lunga del Panattoni; a farla a un frate ehehèi ! ce ne vuole !  Ho paura che lassù in convento ridan sempre. Lui dette in bestia, ma c’era poco da imbestialire con quattro o cinque di que’ filistei addosso.  Lo misero alla porta, e gli federo baciare il chiavistello. Fu più la paura che il danno,  ma tanto una scossarella di pattoni se la leccò."



Monastero Dell'Angelo - località Tramonte
Ponte a Moriano - Lucca  (foto LoSchermo.it


notizie sul Monastero Dell'Angelo  qui


mercoledì 12 marzo 2014

SON COSE TANTO ANTICHE !


di   Idelfonso Nieri
da
CENTO RACCONTI POPOLARI LUCCHESI
Felice Le Monnier - Firenze 
ed.1950




Giovanni Canavesio - Entrata di Cristo a Gerusalemme .
Santuario di Notre-Dame des Fontaines a la Brigue
Tempo, ma tempo fa, un predicatore la sera del Venerdì Santo faceva la predica della Passione secondo il solito.  Era un predicatore di spolvero, da dire: in fin qui ci si arriva, ma più in là no.
Alle sue prediche ci era sempre pieno zeppo che non ci sarebbe capito più un pippolo di panico; spopolava; correvano tutti da tutte le parti a furia, e a sentirlo ci stavano a bocca aperta come incantati, perché metteva le cose sotto l'occhio, e le faceva toccare con le mani, e poi non se ne sapevano votar la bocca dalla gran maraviglia.
                       

Quella sera faceva appunto la predica della Passione, e ci si era messo con tutto il cuore e con tutte le forze.  S'era rifatto proprio dal primo principio, dalla Domenica delle Palme, quando Nostro Signore entrò in Gerusalemme sull'asino, e tutto il popolo gli venne incontro colle palme d'olivo, scotendole per allegria; e giù giù, passo passo, lo menò in nel pretorio di Pilato; e lo fece schiaffeggiare dai soldati; e gli fece mettere la corona di spine sul capo; e lo fece battere dai manigoldi; e l'accompagnò sul monte Calvario, e lo crocifisse in croce;  e tanto disse coi chiodi, coll'aceto, e colla lancia di Longino, e cogli strazi, e coi patimenti, che tutta la gente a un certo punto dettero in uno scoppio di pianto.  
Era un pianto generale per tutta la chiesa: - Gesù mio, misericordia! Gesù mio, misericordia ! -
Pareva che da un momento all'altro il mondo dovesse andare in subisso !
Il predicatore  stesso  ci rimase così buffo, e gli parve una cosa tanto strana, che non si poteva riavere dallo stupore   Poi gli ricominciò a saper male di vederli così tapinarsi,  e sgomentarsi così in quel pianto disperato, e cominciò a dire : - Su, riveriti uditori ! Fatevi animo, fatevi coraggio; non è poi necessario di pianger tanto.  Smettete, via, tranquillizzatevi.  Tutte queste cose io le ho dette perché c'incastravano bene, e perché le ho trovate su per i libri.   Ma sono storie antiche che si leggono nei libri vecchi, ma è tanto tempo che sono accadute, chi lo sa poi se sono neanche vere ! -
Ce n'è dei matti nel mondo!  Vedete un po' che bella testa si ritrovava quel predicatore !

su Idelfonso Nieri leggi qui


*************************



L'immagine riprodotta in questo racconto è uno degli affreschi di Giovanni Canavesio, realizzati nel 1492, che decorano la chiesa del Santuario di Notre Dame des Fontaines a la Brigue in Francia, denominata la "Piccola Cappella Sistina" delle Alpi.


"Giovanni Canavesio " per leggere clicca qui


vedere gli affreschi di Notre Dames des Fontaines in Bartesaghi Verderio Storia

lunedì 6 maggio 2013

DA I RACCONTI DEL NIERI

Idelfonso Nieri








"BEPPE BE’ ? VO’ BERE ANCH’IO"



Non c’è la peggio che quando uno nel far del male si può mantellare coll’esempio dell’altro, massime poi quando quest’altro è uno scalino d’autorità più ‘n su.
Beppe era un contadino di quelli di Bótro, e era il capo di casa. Aveva in cantina una botte di vino che avrà tenuto da sette a otto some; e qualche volta fra giorno, scendeva giù guatto guatto, e si puppava bellamente qualche lucia di questo vino. Cercava però di farla alla soppiatta dagli altri di casa; ma il suo fratello più piccolo se ne accorse, e anco lui, quando gli riusciva sgusciarci credendo di farla pulita, andava giù, empiva la lucia, e diceva:  - «Beppe be’? vo’ bere anch’io», e succhiava. Le donne di casa se ne addettero, e anche loro, quando capitava il bello, infilavano alla botte, e: - «Beppe be’? vo’ bere anch’io!».  Ci avevano poi i muratori giusto a fare un’apertura nei muri di cantina, e una volta andò che sentiron la sposa dir così e intanto beeva. Loro mangiarono un punto, e subito anco loro scappa a stuzzicare lo zipolo della botte! dicendo: - «Beppe be’? vo’ bere anch’io!».
Insomma dagli dagli con questa canzoncina, in quattro e quattr’otto sgrondarono la botte.

da : "Cento Racconti Popolari Lucchesi"ed.Felice Le Monnier (1950)


lunedì 4 febbraio 2013

UNA SCAPPELLATA GIUSTA

 Idelfonso Nieri

"Cento Racconti Popolari Lucchesi"
   


Giovanni Fattori






Una scappellata giusta

C'era dalle mie parti un riccone, ricco sfondato; era un pidocchiaccio riunto, ma o di riffe o di raffe aveva fatto quattrini a cappellate e passava da signore e tutti gli davan del signore.  Era pien di superbia e d'angherie, che quando guardava la gente, pareva che la guardasse per compassione.   Un giorno passava da una via in carrozza ; era una carrozza di quelle alte e guidava lui una pariglia di cavalli storni brinati, belli, proprio una bellezza.  Drea era da un lato, e subito che l'ebbe scorto a una distanza di qui là, fece una gran riverenza e una scappellata che parve un'adorazione.  
Meino lo vide e dice : - A chi te lo sei levo il cappello ?  A chi l'hai fatta la riverenza ? A quel ludro lì ? A quel mangiaprossimo lì ?
- Chè ! neanco per idea.  - O allora ?   - L'ho fatta ai cavalli ; chè se non ci eran loro, toccava a noi a tirargli la carrozza a quel maialone ! -




Giovanni Fattori


venerdì 7 dicembre 2012

IDELFONSO NIERI
















LA VOGLIA DI CICCIA



Uno lassù dei nostri monti, ora non mi vuol venire in mente chi fosse, diceva: - La voglia della ciccia non me la son mai leva, ma tanto me la vo’ levare, tanto me la levo.-
Eccoti che s’avvicina Santa Croce, e lui disse: - Oh! il giorno di Santa Croce vado a Lucca, e mi vo’ cavare la voglia di ciccia; apposta ci vado; anco dovessi spendere uno scudo, colla voglia di ciccia in corpo non ci vo’ rimanere.-
Viene quel giorno, e lui via a Lucca!  Girò un pezzo di qua e di là, tanto che gli venne una fame che avrebbe mangiato un uomo per traverso.  Guarda guarda per trovare un posticino per la quale, alla fine vede un albergo assai pulito entra e sede. Subito viene un servitore e gli mette davanti la nota del contenente che ci era: - Che cosa desidera? -  Lui, Togno, che non conosceva neanche l’o, invece di dire:
Carta bianca e inchiostro nero
Non c’intendo per da vero,

volle fare il dotto; guardò il foglio in tralice con aria d’importanza e posò il dito sulla prima parola.          - Portatemi questa qui! -   Era minestra fina col brodo. - Buona, ma buona buona! Questa ci voleva per preparare il letto sullo stomaco.  — «E ora che comanda?» — «Questa qui». E mette il dito sulla seconda. Gliela portano: risotto alla milanese. Lo principia a mangiare e gli piaceva, ma gli cominciò a dispiacere di ingombrare il posto alla ciccia. — «E ora?» dice il servitore. Posa il dito un po’ più giù: — «Questa». Eran maccheroni alla napoletana! «O la ciccia non arriva più?». — «E ora?» Mise il dito assai più basso: capellini fatti a uso pasta asciutta! Cominciava a esser pieno. «Per mio! o la ciccia non viene?» — «Ora portatemi questa». Eran lasagne fine col cavolo piacentino!... — «E ora?» — «Portatemi questa» e toccò l’ultima riga.... Era l’insalata!... Con tutta la su’ gran voglia di ciccia non fu capace di assaggiarla in una trattoria! Mangiò cinque minestre e un’insalata! — Che occhi avrà fatto quel servitore! — E così succede agli asini che voglion parer di sapere.




Annibale Caracci - Il mangiafagioli (1583-1584)



vedi : Cento Racconti Popolari Lucchesi





lunedì 24 settembre 2012

"Basta l'intenzione" racconto di Idelfonso Nieri

1886 - Pierre Auguste Renoir

Idelfonso Nieri (1853 - 1920)












Basta l’intenzione



E’ bellina anche quella del montagnolo che s’andò a confessare.

Dice il prete : - Che avete fatto ?   - Padre confessore, andai per rubare un pèguro (loro dicono pèguro, noi si dice pecoro; si direbbe castrone, via), andai per rubare un pèguro, ma non potetti; l’animale era  grossotto; aveva le corna straccate; l’apertura era stretta, insomma non mi riuscì.    -  Bel mi’ uomo, capisco, intendo, ma intanto il peccato è fatto.  Voi andaste a fine di male, e se il pecoro restò lì, il merito non è vostro; basta l’intenzione.    – E per quello me ne sono confessato.   –  A vostra idea quanto sarebbe valuto, che moneta sarebbe costato?   - Che vuole, padre?  Ero a barlume, lui di là e io di qua;  lavoravo colle mani di dentro, non lo potei neanche tastar bene….    -  Ma così a vostra idea, a vostra maniera di vedere?   – Io direi che dovremmo esser lì da un francescone; a testa rotta non ci andrebbe né l’uno né l’altro.   – Ho inteso; dunque il peccato è fatto perché basta l’intenzione, e siete tenuto a restituire.   – Dice santamente.  (Ma quel montagnolo aveva cominciato a leccar la foglia; tante volte a discorrere entra la malizia anche a chi non l’ha, e uno si mette in guardia).   – Dice santamente; e come mi consiglierebbe di fare ?    -  Vi dirò, il peccato l’avete commesso, ma solamente in faccia a Dio; per questo voi siete in obbligo di far dire altrettanto bene per la vostra anima.  Bisogna che diate la somma di un francescone a qualche sacerdote che pensi….   – Sta bene, padre, è giusta ; lo vuol lei? -    (e si cominciò a levare il francescone di tasca).   Il prete rispose :   - Se mi credete degno di pregar per voi, la dirò io una messa per l’anima vostra, in isconto dei vostri peccati.    – Dunque tenga, padre -  e glielo presentò ai forellini della grata.  Il prete allunga la mano per pigliarlo, e dice:   - Ma non lo posso prendere, non ci passa !    -  Neanche io non potei pigliare il pèguro perché non ci passava.   Basta l’intenzione,  l’ha detto lei.    – Si rimette la moneta in tasca, e se ne va.

da : Cento Racconti Popolari Lucchesi 
       Firenze - Felice Le Monnier
       ed. 1950


Francesco Paolo Michetti
( 1851 – 1929)



da : Cento Racconti Popolari Lucchesi
VOCABOLARIETTO
(alcuni vocaboli dialettali)

mercoledì 18 luglio 2012

IL DIAVOLO NEL PIATTO

Da:
Cento Racconti Popolari Lucchesi
di Idelfonso Nieri
ed. Felice Le Monnier  Firenze 1950


Idelfonso Nieri






Trovare il diavolo nel piatto o nel fiasco, secondo, vuol dire arrivare a tavola e trovare tutto finito e ripulito; non esserci insomma più nulla da mangiare o da bere.  Ecco come dicono che è nata questa frase.
C'era una volta un di quei soliti falsi romiti tutti gola e tutti pancia, che spesso spesso andava a far visita a un suo conoscente.  Era una buona posta, perché a qualunque ora capitasse, gli dava da mangiare; e per bere poi gli empiva una bella lucia (1), di quelle che ora si tengono per le cantine, sempre la solita, una buona dose di vino, perché un boccale lo teneva sì come di sì, e forse anche qualcosina vantaggio.  Questa lucia laggiù sul fondo, dalla parte di dentro, ci aveva un Gesuino dipinto; era fatto alla meglio e alla peggio, ma si riconosceva subito per un Gesù.
Il romito dunque s'attaccava alla bocca la lucia con certe succhiate da vero tedesco, e diceva tutto intenerito: - O bone Jesu, quando te videbo ! -   E non c'era pericolo che passasse una volta senza che vedesse il fondo.  Dàgli oggi dàgli domani, a quell'altro gli venne a noia di avere sempre lì quel buzzo sfondato e pensò come poteva fare per allontanarlo.  E che ti stilla?  Comprò un'altra lucia compagna, ma nel fondo ci fece dipingere un diavolo, un bruttissimo diavolo con tanto di corna, e la prima volta che ritornò il frate, invece di mettergli davanti quell'altra dal Gesuino, gli ci mise questa.
L'omo se ne andava giù giù beendo con certi occhi lustranti, e diceva ogni po' poino : - O bone Jesu, quando te videbo! O bone Jesu quando te videbo! -   Quando tutto a un tratto, invece di scoprire il Gesù, scoperse il diavolo !   Dice : - Al buon Gesù un po' gliene lasciavo, ma a te nulla, neanche un goccio ! -     E l'asciugò come se uscisse allora dalla fornace.
Ci fece un bel guadagno quell'altro a mutar lucia !




Esempi di Brocca da Vino (foto google)



(1) lucia :  Recipiente di terra cotta. Nelle campagne livornesi  e pisane vaso di terra cotta, con un manico e un beccuccio, da travasare il vino











Popolana con fiasca - Ettore DeMaria Bergler (1850-1938)

                                     




mercoledì 30 maggio 2012

I RACCONTI LUCCHESI DI IDELFONSO NIERI


da  Cento Racconti Popolari Lucchesi                                                                


di   Idelfonso Nieri  


                                                                          
           




BELLA MANIERA D’ OTTENER LE GRAZIE !

Una certa donnetta era lì in chiesa davanti a un altare e pregava: ci era sola o se lo credeva.  Pregava e diceva che era povera, e che Gesù l’aiutasse e gli mandasse qualcosa, perché così non sapeva come fare per andare avanti.
Tutto a un colpo gli viene un’idea, allunga una mano e dice :

La miseria mi travaglia
Piglierò questa tovaglia

E intanto tirava.  La tovaglia veniva via facile e i candelieri che ci eran posati su, venivano anco quelli: è naturale.
Allora lei dice :  
Me la date volentieri :
piglierò anco i candelieri.

E così fece tutto un fagotto. Poi si voltò al Crocefisso che era sopra l’altare e stava lì bono e pareva che la guardasse e lei dice :

Mi guardate affisso affisso….
Piglierò anco il Crocifisso….

Stacca il Crocefisso d’in sul piedistallino,  e via!

A quella maniera lì si fa presto a essere esauditi.




giovedì 19 aprile 2012

IL BOCCONE DELLA CREANZA

Cento Racconti Popolari Lucchesi
 
      
 
Idelfonso Nieri
                                                                                    


IL BOCCONE DELLA CREANZA


Il boccon della creanza (dicono anche: della vergogna) è quel molto o poco o pochissimo che si lascia nel piatto, quand’uno è a mangiare a casa degli altri, perché non è creanza finir tutto. Colla fame piuttosto bisogna rimanere, ma il boccon della creanza va lasciato! Se no, uno parrebbe troppo lupo, che non avesse mai visto grazia di Dio; o piuttosto parrebbe che non avessero fatto roba assai per tutti, e sarebbe uno scorno per la famiglia.

Angiolo Tommasi - Le ultime vangate

Una volta capitò a casa di certi contadini, quand’erano lì per andare a desinare, un amico che non avevan visto da un pezzo. – Oh ! Ben venuto ! Bene arrivato ! Come state ?  Sete stato sempre bene ? Bravo ! avete fatto bene a venire ! Restate qui con noi. Per appunto andàvamo a desinare ora. Mangerete di quello che passa il convento ! Farete penitenza !  -  L’ uomo aveva una fame che s’affettava col filo ; a sentirsi invitare gli si alzò il cuore di un palmo : che cerca il cieco altro che la vista?   Prima però fece du smorfie per non parere. – Ma dove volete andare a quest’ora bruciata ? Chiama e rispondi di qui all’osteria ! ci avreste da allungare il collo ! Rimanete qui.  La schiocca, la polenta, è quasi a tiro ; cacio e ricotta e buon cuore non ne manca, e in tavola il fiasco c’è ; non sarà vin santo, ma ‘un è neanco acqua della secchia. -  In somma tanto dissero che l’amico restò e mise anche lui le ginocchia sotto la tavola, che non gli parve vero !

lunedì 19 marzo 2012

MARZO E IL PASTORE - Racconto

Da "Cento Racconti Popolari Lucchesi"
      Ildelfonso Nieri
      Ed.Felice Le Monnier - Firenze 1950





 VI.

Marzo e il Pastore

Una mattina, là sul cominciare della primavera, un pastore usci colle pecore, e incontrò Marzo per la via.
Dice Marzo: - Buon giorno, pastore, dove le meni oggi le pecore a pascere?
-Eh, Marzo, oggi vado al monte.
-Bravo pastore! fai bene. Buon viaggio!- E fra sè disse: - Lascia fare a me, chè oggi ti rosolo io!-
E quel giorno al monte giù acqua a rovesci, un vero diluvio!
Il pastore però che l’aveva squadrato ben bene in viso, e non gli era parso schietta farina, aveva fatto
tutto all’incontrario. La sera nel tornare a casa rincontra Marzo:
 -Ebe’, pastore, come è ita oggi?
-È ita benone. Sono stato al piano; una bellissima giornata, un sole che scottava!
-Sì eh? Ci ho gusto (e intanto si morse un labbro) E domani dove vai?
-Domani torno al piano. Con questo bel tempo, matto sarei a mutare.
-Sì? bravo! Addio. -
E si partono. Ma il pastore, invece d’andare al piano, va al monte, e Marzo giù acqua e vento e
grandine al piano; un vero gastigo di Dio. La sera trova il pastore:
-O pastore, buona sera; e oggi come t’è ita?
-Benone. Sai? sono andato al monte, e ci è stato una stagione d’incanto. Che cielo! Che sole!
-Proprio ne godo, bravo pastore; e domani dove vai?
-E domani vado al piano; mi par di vedere certi nuvoloni su dietro l’alpe.... Non mi voglio
allontanare da casa.
-Fai bene, ti consiglierei anch’io. -
Insomma, per farla corta, il pastore gli disse sempre all’incontrario, e Marzo non ce lo potè mai
beccare. Siamo alla fin del mese. L’ultimo giorno disse Marzo al pastore: - E be’, pastore, come va?
-Va bene; ormai è finito Marzo, e sono a cavallo. Non c’è più paure, e posso cominciare a dormire
fra due guanciali.
-Dici bene. E domani dove vai?
-Domani anderò al piano; faccio più presto, e l’ho più comodo.
-Bravo! Addio. -
Allora Marzo, in fretta e furia, va da Aprile, e gli racconta la cosa, - e ora avrei bisogno che tu mi
prestassi almeno un giorno. - Aprile senza farsi tanto pregare, gli presta un giorno.
Eccoti che viene la mattina dopo, e il pastore cava le pecore e, cucciolo cucciolo, va al piano come
aveva detto, con credendo oramai nell’essere Aprile, che non ci fosse più da stare in pensieri di qualche
bussata. Ma quando è là una cert’ora che tutto il branco delle pecore era sparto per le prata, comincia una
ventipiova da fare spavento, acqua a ciel rotto, vento e neve e grandine; una tempesta che il pastore ci ebbe
da fare e da dire a riportar dentro le pecore.
La sera Marzo va a trovare il pastore che era là nel canto del fuoco senza parole e tutto
malinconioso, e gli dice:
-O pastore, buona sera!
-Buona sera, Marzo.
-Oggi com’è andata?
-Ah, Marzo mio, sta zitto; sta zitto per carità! oggi è stata proprio nera. Peggio di così neanche a
mezzo gennaro! Le ha fatte tutte e sette; si sono scatenati per aria tutti i diavoli dell’inferno. Oggi solamente
ne ho avuto per tutto l’anno. Povere le mi’ pecore! Povere le mi’ pecore!-
E per quello si dice che Marzo ha trentun giorni, perchè ne prese in prestito uno da Aprile.


Idelfonso Nieri
Ponte a Moriano  1853  -  1920
Insegnante e letterato.
Bibliografia:
- Racconti popolari.  Castelnuovo Garfagnana, Tip.A. Rosa. 1889 (pp.37)
- Racconti Popolari Lucchesi. Castelnuovo Garfagnana. Tip.A.Rosa 1891  (pp.XV-234)
- Quarantasette racconti popolari lucchesi. Lucca. Baroni 1894  (pp.88)
- Vocabolario Lucchese. edito dalla R. Accademia Lucchese. Tipografia Giusti. Lucca 1901
- Cento racconti popolari lucchesi. Livorno, Tip.Raffaello Giusti, 1906 (pp.XX-280) edizione con ritratto e Vocabolarietto dei termini dialettali.

I Cento Racconti Popolari Lucchesi, incontrarono il favore non solo del pubblico lettore, ma anche "da molti e valenti compilatori d'Antologie, come furono e sono i compianti Targioni-Tozzetti e Pascoli, il Cesareo, il Martina, il Finzi, il Piazzi, il Calcaterra, il Nannelli ed altri, non che da vari pubblici insegnanti, i quali se ne servono nelle loro scuole come saggio di toscano vivo e parlato; ai quali tutti mando i miei ringraziamenti e l'attestato della mia riconoscenza" . Così scrisse il Nieri nella Prefazione alla terza edizione del 1915.
Nella pubblicazione del 1950 dei "Cento racconti popolari lucchesi e altri racconti", Pietro Pancrazi*)  nelle pagine introduttive cita il Pascoli  che nelle sue antologie riportò una decina di racconti definendoli "  d'insuperabile vivezza e grazia" e " pieni d'arguzia e leggiadria" ed in una lettera all'amico Gabriele Briganti, poeta e bibliotecario Lucchese, scritta il 18 luglio 1900  disse: " io sono innamorato del Nieri. E' dei primi. E' superiore e di molto al Fucini" 
Aggiunge Pancrazi: " ...., il confronto non avrebbe in alcun modo retto, e il sottile Pascoli non l'avrebbe fatto, se il Nieri fosse stato un folklorista soltanto e non, un piccolo ma assai finito rinventore ed artista" 
(rif. P.Pancrazi in prefazione ediz.1950 - Felice le Monnier - Firenze)


*) Nella pubblicazione del 1950, a cura di Pietro Pancrazi,  è stata riprodotta la quarta ristampa del 1922 Tip. Giusti Livorno ( l'ultima preparata dallo stesso Nieri) e sono state riportate in appendice  quelle favole che comprese nelle precedenti edizioni erano state sostituite.
è possibile scaricare in pdf  i  Cento racconti popolari lucchesi - Scrivolo.it 
 nella seconda edizione del 1908  ed.Giusti Livorno