mercoledì 28 dicembre 2016

INVERNO 2016

        21 DICEMBRE 2016                 
        SOLSTIZIO D'INVERNO      



Inverno nell'Arte ...
Claude Monet
1840 - 1926




Claude Monet - Inverno all'Argentieres (1875)



Enciclopedia Treccani :  Claude Monet 








































Giovanni Pascoli
1855 - 1912
Viole d'inverno

“ Donde, o vecchina, queste violette
serene come un lontanar di monti
nel puro occaso? Poi che il gelo ha strette
                                 tutte le fonti ;

il gelo brucia dalle stelle, o nonna,
ogni foglia, ogni radica, ogni zolla. “
“ Tiepida, sappi, lungo la Corsonna
                                geme una polla.

Là noi sciacquiamo il candido bucato
nell'onda calda in mezzo a nevi e brine;
e il poggio è pieno di viole, e il prato
                               di pratelline. “

Ah!... ma, poeta, non ancor nel pio
tuo cuore è l'onda che discioglie il gelo?
Non è la polla, calda nell'oblio
                                freddo del cielo?

Ché sempre, se ti agghiaccia la sventura,
se l'odio altrui ti spoglia e ti desola,
spunta, al tepor dell'anima tua pura,
                                qualche viola.

Giovanni Pascoli

da "Myricae"

Enciclopedia Treccani : Giovanni Pascoli

lunedì 19 dicembre 2016

VANNO IN MAREMMA racconto di Neri Tanfucio



Renato Fucini
(Neri Tanfucio)

foto da :bibliografiaeinformazione.it







racconto da
LE VEGLIE DI NERI
Milano - Casa Editrice Luigi Trevisini
edizione del 1934




Vanno in Maremma

Questa me la raccontò nel canto del fòco l'amico Raffaello, quella sera che m'invitò a cena a mangiare le pappardelle sulla lepre.
Il sei di dicembre dell'anno passato, te ne ricorderai e se non te ne ricordi non importa, fece un tempo da diavoli. A guardare la montagna poi, era uno spavento; e anche di quaggiù si sentiva la romba della bufera che mugolava fra i castagni, mandando fino a noi qualche foglia secca insieme col sinibbio che strepitava sui vetri delle finestre come la grandine. Io son fatto peggio delle gru: più cattivo è il tempo, e più sento il bisogno d'essere in giro. E volli uscire con lo schioppo in cerca di qualche animale.
A un mezzo miglio da casa, sulla via maestra, incontrai Maso del Gallo tutto imbacuccato, e lo fermai per sentire se sapeva punti beccaccini.
«Dio signore! sor Raffaello», mi disse soffiandosi nelle mani, «non mi faccia fermare; mi par d'esser diventato un pezzo di marmo.»
«Insegnami un beccaccino.»
«Ce n'ho uno nella madia che l'ammazzai l'altra sera all'aspetto. Se vòl quello, lo vada a pigliare, ma altri non ne so davvero.»
«O come mai?»
«O dove li vòl trovare, benedetto lei, se è tutto una spera di ghiaccio? Torni, torni indietro, ché piglierà un malanno. Ma non lo sente che lavoro è questo?»
Infatti si durava fatica a star ritti, tanta era la forza del vento gelato che, avendogli voltato contro le spalle, ci tormentava sbacchiandoci nel collo un nevischio duro e tagliente come vetro.
Distratto da una truppa di cinque persone che ci passarono accanto, domandai a Maso: «O que' disgraziati?».