Londra
Gennaio 2014
| London Eye |
Sabato 22 febbraio 2014
Campofrazione di Gallicano ![]() |
| Il campanile della Chiesa di Campo |
| Perpoli |
| Barga fotografata da Campo |

"Narra una leggenda ladina che in un paesino ai piedi di un monte viveva un giovane mugnaio, CEPIN, innamorato della bella e superba figlia del ..."
"Dalla pigra foce dell'Arno si vede in lontananza , contro il cielo, una disordinata fila di lame rocciose; si vede anche dalle ondulate pianure liguri e dalle gobbe sonnolenti dell'Appennino: sono le Alpi Apuane; un piccolo mondo di cime alte e grigie, che la natura, come per capriccio, ha creato fra i boschi ombrosi della Garfagnana, sopra i molli uliveti della Lunigiana, di fronte al mare immenso.Guardando e conoscendo le Apuane, l'idea dello sci sembra assurda: si pensa a dure salite per le lizze marmoree e i crinali screpolati, a faticose arrampicate su una roccia tormentata ed infida, per i pietrosi e ripidi canaloni ... Invece, anche lo sci ha trovato itinerari interessanti fra i monti apuani e ne ha conquistato le cime più alte"
"La mattina alle tre sulla via Aurelia, le punte degli sci scherzano colla luce del fanale della bicicletta: undici chilometri in piano ed altrettanti in salita fino a Ponte Stazzemese.
Le biciclette filano come piccole navi nel chiarore notturno delle stelle.Il primo raggio di un sole velato e scialbo ci trova sulla prima neve, lungo la mulattiera che traversa il bosco di castagni; di lì raggiungiamo i piedi della Pania: una grande piramide solcata dal canale dei Carrubbi: una piramide di roccia coperta di neve, che le nebbie cominciano a lambire sotto la cima. Quando siamo arrivati a Mosceta, si è sentito rotolare in lontananza un tuono. Mosceta è un piccolo colle aperto tra la Pania e ed il Corchia: d’estate vi cresce l’erba alta, inumidita sempre da a una fonte freschissima, e gli scarponi affondano un po’ nel verde molliccio che li accarezza. Ora Mosceta è tutta coperta di neve: c’è una piccola baita con una grande lapide che ricorda Michele Bacci, uno dei tanti giovani morti per la Pania. Qui mettiamo le pelli di foca e infiliamo gli sci. Da principio si segue la traccia del sentiero coperto di neve, poi ci troviamo nel bianco grigiore della distesa di neve e di nebbia: il vento le solleva insieme, le soffia da tutte le parti e schiaffeggia il nostro viso e ci mozza il respiro; ogni tanto le pelli scivolano a contatto del sottostante strato gelato. Sotto il callare fra la cima e la prima gobba del Pizzo delle Saette, il vento cessa improvvisamente e succede uno strano chiarore biancastro: qui il pendio è più ripido. Quando spuntiamo sulla cresta, ritroviamo la tormenta che a grandi fumate spazza tutta la neve farinosa ; camminiamo barcollando sul ghiaccio, cogli sci sulle spalle che fischiano al vento.
Sulla vetta, vi è una grande croce abbattuta, quasi sepolta nel bianco e dilaniata dai ghiaccioli.Senza fermarci, cominciamo subito a scendere; sotto il callare calziamo di nuovo gli sci; una breve sosta alla capanna che gli studenti di Viareggio hanno costruito in memoria del loro compagno Andrea Del Sarto, morto sulla cima vicino alla croce, poi continuiamo a scendere fra roccette che emergono. Sul pendio liscio scendiamo più rapidamente, a grandi curve, finchè con un’ultima scivolata arriviamo a Mosceta….La sera, alle sette, sulla via Aurelia, le punte degli sci sulla bicicletta scherzano ancora colla luce del fanale."
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| Salvador Dalì - La persistenza della memoria - 1931 |
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| Adolfo Balduini, Contadina - 1945 - disegno a matita su cartoncino (particolare) |
| Fiattone, 21 gennaio 2014 |