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domenica 7 febbraio 2016

5 Gennaio 2016

Il Ciocco
Scopa D'Oro 2016


Il Gruppo delle Befane e un befanotto (foto I.Giovannetti)

Una bella serata, al Renaissance - Il Ciocco, ben organizzata, nella quale come da tradizione è stato assegnato il 
Premio "Scopa d'Oro 2016" 



*****   Renaissance Tuscany - Il Ciocco Resort & Spa - Castelvecchio Pascoli (LU) Italy








domenica 13 dicembre 2015

Castelvecchio Pascoli, 12 Dicembre 2015


in ricordo di questo giorno di tristezza









Il Ciocco
di Giovanni Pascoli


Canto Primo


     Il babbo mise un gran ciocco di quercia
su la brace; i bicchieri avvinò; sparse
il goccino avanzato; e mescè piano
piano, perchè non croccolasse, il vino.
Ma, presa l’aria, egli mesceva andante.
E ciascuno ebbe in mano il suo bicchiere,
pieno, fuor che i ragazzi: essi, al bicchiere
materno, ognuno ne sentiva un dito.
Fecero muti i vegliatori il saggio,
lodando poi, parlando dei vizzati
buoni; ma poi passarono allo strino,
quindi all’annata trista e tribolata.
E le donne ripresero a filare,
con la rócca infilata nel pensiere:
tiravano, prillavano accoccavano
sfacendo, i gruppi a or a or coi denti.
Come quando nell’umida capanna
le magre manze mangiano, e via via,
soffiando nella bassa greppia vuota,
alzano il muso, e dalla rastrelliera
tirano fuori una boccata d’erba;
d’erba lupina co’ suoi fiori rossi,
nel maggio indafarito, ma nel verno,
d’arida paglia e tenero guaime;
così dalla mannella, ogni momento,
nuova tiglia guidata era nel fuso.
   Io dissi: “Brucia la capanna a gente!„
E i vegliatori, col bicchiere in mano,
tutti volsero gli occhi alla finestra,
quasi a vedere il lustro della vampa,
ad ascoltare il martellare a fuoco,
ton ton ton, nella notte insonnolita.
Non c’era nella notte altro splendore
che di lontane costellazioni,
e non c’era altro suono di campana,
se non della campana delle nove,
che da Barga ripete al campagnolo:
- Dormi, che ti fa bono! bono! bono! -
Non capparone ardeva per le selve,
zeppo di fronde aspre dal tramontano;
non meta di vincigli di castagno,
fatti d’agosto per serbarli al verno;
non metato soletto in cui seccasse
a un fuoco dolce il dolce pan di legno:
sopra le cannaiole le castagne
cricchiano, e il rosso fuoco arde nel buio.
Al buio il rio mandava un gorgoglìo,
come s’uno ci fosse a succhiar l’acqua.
Tutto era pace: sotto ogni catasta
sornacchiava il suo ghiro rattrappito.
In cima al colle un nero metatello
fumava appena in mezzo alla Grand’Orsa.
Che bruciava?... La quercia, assai vissuta,
fu scalzata da molte opre, e fu svelta
e giacque morta. Ma la secca scorza,
all’acqua e al sole rifiorì di muschi
e un’altra vita brulicò nel legno
che intarmoliva: un popolo infinito
che ben sapeva l’ordine e la legge,
v’impresse i solchi di città ben fatte.
E chi faceva nuove case ai nuovi,
e chi per tempo rimettea la roba,
e chi dentro allevavali dolci figli,
e chi portava i cari morti fuori.
Quando s’udì l’ingorda sega un giorno
rodere rauca torno torno il tronco;
e il secco colpo rimbombò del mazzo
calato da un ansante ululo d’uomo.
E il tronco sodo ora spuntava fuori
la zeppola d’acciaio con uno sprillo,
or la pigliava, e si sentiva allora
crepare il legno frangolo, e stioccare
le stiglie or dalla gran forza strappate,
ora recise dalla liscia accetta:
lucida accetta che alzata a due mani
spaccava i ciocchi e ne facea le schiampe.
Le schiampe alcuno accatastò; poi altri
se le portò nella legnaia opaca.
Del popolo infinito era una gente
rimasta in un dei ciocchi. Ebbe l’accetta
molte case distrutte, ebbe d’un colpo
il mazzo molte sue tribù schicciate.
Ma i sorvissuti non sapean già nulla
chè, volgendo i lor mille anni in un anno,
chi schivò l’ascia, chi campò dal mazzo,
l’ago sentì, che, dopo un po’ che cuce,
il Tempo, uggito, punta nel lavoro,
e se ne va. Nessuno ora sapeva
che il mondo loro fu congiunto al tutto
della gran quercia, sotto un cielo azzurro.
Sapeva ognuno che non c’era altr’aria
che quell’odor di mucido, altro suono
che il grave gracilar delle galline
e il sottile stridìo dei pipistrelli:
dei pipistrelli che pendeano a pigne
dai cantoni, nel giorno, quando il sole
facea passare i fili suoi tra i licci
d’una tela che ordiva un vecchio ragno.
Così passava la lor cauta vita
nell’odoroso tarmolo del ciocco:
e chi faceva nuove case ai nuovi.
e chi per tempo rimettea la roba,
e chi dentro allevava i dolci figli,
e chi portava i cari morti fuori.
   E videro l’incendio ora e la fine
i vegliatori: disse ognun la sua.
   E disse il Biondo, domator del ferro,
cui la verde Corsonna ama, e gli scende
cantando per le selve allo stendino,
e per lui picchia non veduta il maglio:
   “Vogliono dire ch’hanno tutti i ferri,
quanti con sè porta il bottaio, allora
ch’è preso a opra avanti la vendemmia:
l’aspro saracco, l’avido succhiello,
e tenaglie che azzeccano, e rugnare
di scabra raspa e scivolar di pialla.
Che non hanno bottega: a giro vanno
come il nero magnano, quando passa
con quello scampanìo sopra il miccetto;
ossia concino, o fradicio ombrellaio,
voce del verno, la qual morde il cuore
a chi non fece le rimesse a tempo.
Né lëo lëo vanno, come loro.
Piglian le gambe e stradano, la vita,
come noi, strinta dal grembial di cuoio„
   E disse il Topo, portatore in collo,
primo, fuor che del Nero; sì, ma questi
porta più poco, e brontola incaschito:
— Carico piccolo è che scenta il bosco:-
   “Vogliono dire ch’han la tiglia soda
più che nimo altri che di mattinata
porti in monte il cavestro e la bardella.
E hanno l’arte, perchè intorno al peso
girano ora all’avanti ora all’indietro
or dalle parti, per entrarci sotto.
Se lo possono, via, telano; quando
non lo possono, vanno per aiuto
e su e su, per una carraiuola:
come una nera fila di muletti
di solitari carbonai, su l’Alpe,
che in quel silenzio semina i tintinni
de’ suoi sonagli. Alcuno ecco s’espone,
come anco noi, per ragionar con altri
che scende, e frescheggiare allo sciurino„
   E disse il Menno, vangatore a fondo,
a cui la terra, nell’aprir d’aprile,
rotta e domata ai piedi ansa e rifiata:
e’ la sogguarda curvo su l’astile:
 “Ho inteso dire ch’hanno i suoi poderi,
come noi. Sotto le città ben fatte
coltano un campo sodo: che bel bello
si fa lo scasso, e qua si tira dentro,
là si leva la terra, e si tramuta
con le pale, o valletti e cestinelle.
La pareggiano, seminano. Nasce
un’erba. Ed ecco poi vanno a pulirla,
levano il loglio, scerbano i vecciuli,
e scentano la sciamina, cattiva,
e la gramigna, che riè cattiva,
e i paternostri, ch’è peggior di tutte.
A suo tempo si sega, lega, ammeta,
scuote, ventola, spula. Eccolo bello
nel bel soppiano dai due godi il grano„
   E disse il Bosco, buon pastor di monte,
ch’era ad albergo: egli da Pratuscello
mena il branco alla Pieve, a quei guamacci;
per là dicon guamacci: è il terzo fieno:
   “Ho inteso dire ch’hanno le sue bestie:
quali, pecore, e quali, proprio bestie,
ossia da frutto, ovvero anche da groppa.
Ma piccoline e verdi queste, e quelle
con una lana molle come sputo:
pascono in cento un cuccolo di fiore.
E il pastore ha due verghe, esso, non una:
due, con nodetti, come canne; e molge
con esse: le vellica, e danno il latte;
o chiuse dentro, o fuori, per le prata:
come noi, che si molge all’aria aperta,
nella statina, le serate lunghe:
quando su l’Alpe c’è con noi la luna
sola, che passa, e splende sui secchielli,
e il poggio rende un odorin che accora„
   E disse il Quarra, un capo, uno che molto
girò, portando santi e re sul capo,
di là dei monti e del sonante mare:
ora s’è fermo, e campa a campanello:
   “Lessi in un libro, ch’hanno contadini
come noi; ma non come mezzaiuoli
timidi sol del Santo pescatore,
e che, d’Ottobre, quando uno scasato,
cerca podere, a lui dice il fringuello:
   — Ce n’è, ce n’è, ce n’è, Francesco mio!-
Quelli no: sono negri. Alla lor terra
venne un lontano popolo guerriero,
che il largo fiume valicò sul ponte.
Fecero un ponte: l’uno chiappò l’altro
per le gambe, e così tremolò sopra
l’acqua una lunga tavola. Fu presa
la munita città, presi i fanciulli,
ch’or sono schiavi e fanno le faccende;
e il vincitore campa a campanello„
E qui la China, madre d’otto figli
già sbozzolati, accoccò il filo al fuso,
mise il fuso sul legoro, le tiglie
si strusciò dalla bocca arida; e disse:
   “Io l’ho vedute, come fanno ai figli
le madri, ossia le balie. Hanno i figlioli
quasi fasciati dentro un bozzolino.
Lo sa la mamma che lì dentro è chiuso
il lor begetto, ch’è cicchin cicchino,
e dorme, e gli fa freddo e gli fa caldo.
Lasciano all’altre le faccende, ed esse
altro non fanno che portare il loro
furigello ora all’ombra ed ora all’aspro,
in collo, come noi; ch’è da vedere
come via via lo tengono pulito,
come lo fanno dolco con lo sputo;
e infine con la bocca aprono il guscio,
come a dire, le fasce; e il figliolino
n’esce, che va da sé, ma gronchio gronchio„
Così parlando, essi bevean l’arzillo
vino, dell’anno. E mille madri in fuga
correan pei muschi della scorza arsita,
coi figli, e c’era d’ogni intorno il fuoco;
e il fuoco le sorbiva con un breve
crepito, nè quel crepito giungeva
al nostro udito, più che l’erme vette
d’Appennino e le aguzze alpi Apuane,
assise in cerchio, con l’aeree grotte
intronate dal cupo urlo del vento,
odano lo strider d’un focherello
ch’arde laggiù laggiù forse un villaggio
con le sue selve; un punto, un punto rosso
or sì or no. Né pur vedea la gente
là, che moriva, i mostri dalla ferrea
voce e le gigantesse filatrici:
i mostri che reggean concavi laghi
di sangue ardente, mentre le compagne
con moto eterno, tra un fischiar di nembi,
mordean le bigie nuvole del cielo.
Ma non vedeva il popolo morente,
gli dei seduti intorno alla sua morte,
fatti di lunga oscurità: vedeva,
forse in cima all’immensa ombra del nulla,
su, su, su, donde rimbombava il tuono
della lor voce, nelle occhiute fronti,
da un’aurora notturna illuminate,
guizzare i lampi e scintillar le stelle.
   E lo Zi Meo parlò. Disse: “Formiche!
L’altr’anno seminai l’erba lupina.
Venne la pioggia: non ne nacque un filo.
Vennero i soli: il campo parea sodo.
Un giorno che v’andai, vidi sul ciglio
del poggio un mucchiarello alto di chicchi.
Guardai per tutto. Ad ogni poco c’era
un mucchiarello. Erano semi, i semi
d’erba lupina. Avean rumato poco?
Non un chicco, ch’è un chicco, era rimasto!
Aveano fatto, le formiche, appietto!
E ben sì che v’avevo anco passato
l’erpice a molti denti, e su la staggia,
per tutte bene pianeggiar le porche,
mi facev’ir di qua dì là, come uno 
fa, nel passaggio, in mezzo all’Oceano„

domenica 8 marzo 2015

tramonto sulle Apuane

5 marzo 2015 - ore 18.12  da Il Ciocco





















"Questo è un altro aspetto rasserenante della natura: la sua immensa bellezza è lì per tutti. 
Nessuno può pensare di portarsi a casa un'alba o un tramonto."

sabato 21 giugno 2014

21-22 giugno Festival d'Estate - La Piazza del Ciocco




Ciocco Bricks



Sabato 21 e domenica 22 giugno 2014, 
Il Ciocco ospiterà un'esposizione di opere e collezioni realizzate con i mattonciniLEGO®.
L'esposizione sarà presso lo Stadio, allo Sport Village


I Mattoncini LEGO® arrivano in Valle del Serchio:
esposizione di set u sciali, diorami ed opere personali, scenari cittadini, aree gioco, laboratori, e tanto, tanto altro ancora.


La manifestazione è garantita anche in caso di maltempo.

Ingresso alla Tenuta: 3€

Per informazioni: 
info@ciocco.it

(da drivEvents)

giovedì 3 ottobre 2013

MTB CAI LUCCA - IL CIOCCO 12 OTTOBRE 2013


Sport Village Ciocco
CASTELVECCHIO PASCOLI
BARGA (LUCCA)

IL CIOCCO 



MTB CAI LUCCA








E' un'escursione impegnativa con partenza dallo stadio dello Sport Village - Il Ciocco che, nel 1991, è stato teatro del Campionato Mondiale di Mountain Bike.

Da qui si raggiungono gli abitati di Treppignana e Riana, dai quali ha inizio la salita in strada bianca che porta a toccare due vallate, prima la costa delle Prade Garfagnine, poi attraverso un piccolo sentiero, quella del Sillico, sulla sponda opposta, dove dopo qualche chilometro avverrà il passaggio dalle Lame di Capraia, e successivamente sarà raggiunto il punto più alto, cioè la Bassa del Saltello (1.650m s.l.m.).
Dopo il passaggio in quota il Tour prosegue sul sentiero CAI 22 che, perdendo sensibilmente metri, porta ad entrare nel complesso turistico de Il Ciocco, in località campeggio di Lama, e da qui si percorreranno i bellissimi single track della tenuta fino ad arrivare al punto di partenza.

A fine giro, per chi lo volesse, spuntino alla Locanda Km0, situata accanto allo Stadio, punto di partenza ed arrivo dell'escursione, con menù da 15€ circa.

Il termine delle iscrizioni è giovedì 10 ottobre ore 18.00
La manifestazione in caso di maltempo verrà annullata.

DETTAGLI

· Tempo percorrenza 7 ore circa

· Lunghezza 45km

· Dislivello +/- 2000m

· Difficoltà BC/BC

· Orari: ritrovo ore 8:00, partenza ore 8:15;


REGOLE DI BASE

- Mountain-bike idonee per tracciati misti con gomme non lisce.
- Casco protettivo obbligatorio.
- Abbigliamento ciclismo stagionale e k-way.
- Kit foratura con camera d'aria di scorta.
- Borraccia con acqua e barrette energetiche o alimenti analoghi sportivi.
- Seguire le direttive del Direttore di gita.

L'organizzazione durante le escursioni dispone di APRIPISTA e CHIUDIPISTA; tassativamente chi supera l'APRIPISTA si assume la propria responsabilità su tutto ciò che accade.
I Direttori si riservano la facoltà di variare il programma sopra riportato in funzione di eventuali necessità; le foto scattate in occasione delle escursioni sociali potranno essere utilizzate dalla sezione di Lucca per attività promozionale od altri scopi attinenti all'attività del Club anche attraverso il web.

COSTO

Il giro è gratuito per tutti i soci CAI mentre per i non soci il costo è di euro 7,00 per il costo dell'assicurazione.

Il ritrovo è presso gli impianti sportivi allo "Sport Village" all'interno del complesso turistico Il Ciocco - Castelvecchio Pascoli


Per info e prenotazioni:

Elìa Serafini 328 7054066
www.cailucca.it
mtb@cailucca.it





mercoledì 4 gennaio 2012

5 Gennaio: Barga e la Tradizione della Befana

5 Gennaio: vigilia dell'Epifania. In molti comuni della nostra Valle, ma sopratutto a  Barga si potranno vedere nel pomeriggio, per le strade del borgo e delle frazioni, gruppi di bambini vestiti da Befanotti, andare casa per casa a Cantare la Befana. Una Festa questa che ha una lunga tradizione, sentita e tramandata di generazione in generazione, che sfida i tempi moderni, grazie a chi dedica il suo impegno perchè non si perdano i valori della nostra cultura popolare. La sera gruppi di giovani e meno giovani nelle vesti di Befane e Befanotti percorreranno il paese; alcuni di questi si recheranno nelle abitazioni a consegnare i doni attesi dai bambini.  Successivamente si riuniranno nella Festa che si svolge nel centro storico di Barga .
Nella tarda serata poi la tradizione prosegue al Ciocco, dove durante il Veglione della Befana, verrà premiato il gruppo migliore, con la Scopa D'Oro 2012.




Nella montagna di Barga, in località Pegnana, la Befana ha la sua dimora:  durante l'anno, ma sopratutto sotto le feste Natalizie, è meta di famiglie in visita provenienti da ogni parte della Toscane e dell'Italia. Tra i castagni secolati, in una casetta di legno si potrà incontrare questa Vecchia Signora, che  non mancherà di salutare i bambini ed i genitori che la vanno a trovare.

Visitate il sito della Befana di Barga

La Befana nella Valle