lunedì 17 novembre 2014

La Chiesa sepolta: nord della Danimarca

Penisola dello JUTLAND
Cittadina di SKAGEN

La Chiesa di Saint Laurence

Viaggio a fine luglio nel nord europa. Un clima mediterraneo che ci ha sorpreso; le foto non sembrano scattate nella punta estrema della penisola che ha le coste bagnate dal mar Baltico e il mare del Nord e dove, in condizioni di mare mosso, le acque dei due mari si scontrano creando un effetto suggestivo. Il giorno in cui abbiamo visitato la penisola, il tempo era bello ed il mare calmo, ma per mostrare come si presentano le acque di questi mari in condizioni meteo più agitate, in fondo a questo post ho aggiunto un video reperito su youtube.





"Costruita nella seconda metà del XIV secolo, la chiesa di Saint Laurence a quel tempo era la più grande chiesa della regione.  All'inizio del 1600 la sabbia cominciò a invadere l'entroterra e in particolare il terreno su cui era costruito l'edificio fino a circondarlo alla fine del 1700. Per partecipare alle funzioni la congregazione doveva scavarsi la strada fino alla chiesa. Con il passare del tempo, le cose si fecero più difficili  e la chiesa fu abbandonata nel 1795. Oggi resta visibile solo la torre. (http://www.visitdenmark.it)"


Notare la caratteristica del tetto della torre della Chiesa di Saint Laurence, che ci ricorda le Capanne Celtiche che sono presenti nell'Appennino Modenese, nel Frignano, con il tetto nel medesimo stile. Nel sito del Comune di Fiumalbo  è possibile vedere la foto del fabbricato e nella descrizione si afferma  che :"l’appellativo “celtico” sarebbe dovuto al fatto che strutture simili sono presenti in Irlanda, Scozia e in altre zone dell’Europa centro settentrionale, teatro, nel passato, della presenza celtica."





mercoledì 12 novembre 2014

La Schilletta di Caprona di Giovanni Pascoli

da:
CANTI DI CASTELVECCHIO

LA SCHILLETTA DI CAPRONA


I
Sonata già l'Avemaria
  dalla chiesa di Caprona,
si sente correre via via
  la schilletta che risòna.

Il poco viene dopo il tanto;
  come là nella capanna:
un pianto ancora, un po' di pianto,
  dopo tanta ninnananna!

II
Un'ombra va col tintinnìo
  di quel vecchio campanello;
e l'ombra passa lungo il rio,
  gira il piccolo castello,

si ferma un poco ad ogni soglia,
  come vuole ancor quel primo
che non si sa chi fu, che voglia;
  ch'era Nimo, il vecchio Nimo.

III
Fu quando non c'era la fonte,
  né la chiesa né il becchino.
Il suo muletto cadde in monte;
  gli lasciò solo il bronzino,

che avea maravigliato i botri
  e le polle col suo canto,
quand'egli andava a su con gli otri,
  al Saltello, al Lago Santo.

IV
Al suon di questo che, le notti,
  nell'immobile abetina
squillava tra i silenzi rotti
  dal crocchiar di qualche pina,

che su gli abissi senza voce
  mise il suo dondolìo blando;
ognuno fa il segno di croce
  che si fa pericolando.

V
O vecchio, o nostro vecchio buono,
  or ci sono due campane;
ma quel tuo piccoletto suono
  nel castello tuo rimane.

O Nimo, o nostro vecchio Nimo!
  or c'è un doppio bello e grave;
ma tu per noi sei stato il primo
  a dirci Ave! Ave! Ave!

VI
E noi l'amiamo, il tuo bronzino,
  che ci mandi, quando imbruna:
lo mandi per un fanciullino:
  io lo vidi a un po' di luna.

A un raggio pallido lo vidi:
  è un ragazzo ch'hai, là, teco:
un garzonetto che ti guidi,
  perché forse tu sei cieco.

VII
Lo mandi a noi su la sericcia,
  che si chiudono le porte:
ha i piedi scalzi, ma scalpiccia
  sopra tante foglie morte;

non parla, ma passando in fretta
  sgrolla qualche secco ramo;
per farci udir la tua schilletta

  prima che ci addormentiamo.





"Quanto poi alla Schilletta di Caprona, m'informa l'amico Leonardo Mordini di Barga che si riferisce all'uso - praticato anche in altri luoghi del barghigiano - di far girare a un'ora di notte un ragazzo con un campanello in mano davanti agli usci delle case per invitare i fedeli a pregare per le anime del purgatorio e che deriva da un lascito di una persona pia, morta da tempo immemorabile e rappresentata fantasticamente (giacchè non si sa' più chi fosse e come si chiamasse) nel vecchio Nimo; nome che nel vernacolo lucchese corrisponde a quello assunto da Ulisse in presenza del ciclope Polifemo : Nessuno. "

da :
Le Tradizioni Popolari nella poesia Pascoliana  di Giovanni Giannini
in  "Lucca a Giovanni Pascoli"
a Cura del Comune di Lucca  XII Ottobre MCMXXIV




nota:  schilletta
da  schilla, campanaccio delle vacche, variante del temine "squilla, campana"
da "Dizionario Garfagnino" di A.Bertozzi - Ed. Comunità Montana delle Garfagnana
Banca della Identità e della memoria 2007



         


domenica 9 novembre 2014

L'ORAGE, da AOSTA

foto da VivalaRadio




Il Rock delle Montagne

Sito ufficiale de L'Orage



Il “Rock delle Montagne” proposto da L'ORAGE è una miscela che, pur affondando le proprie radici da un lato nella storia della canzone d'autore italiana e francese e dall'altro nella musica trad delle Alpi occidentali, risulta fresca e innovativa... (continua a leggere)
da  Music club.eu





mercoledì 29 ottobre 2014

CHIESETTA ALPINA

canzone del 1940
nella Interpretazione di 
Luciano Tajoli e il Coro Idica di Clusone


1940 - "Leggenda pastorale", parole di Arrigo (Giacomo Camosso)
musica di Rodolfo De Martino

Con la presenza rassicurante di una chiesetta alpina e della campana, la canzone ci presenta la storia di Rosellina, una bella pastorella, innamorata di un bruno Alpino. L'Alpino parte per il servizio militare, Rosellina lo aspetta, e poi giunge i lieto fine: il ritorno del bruno Alpino e il matrimonio dei due giovani. Le vicende della seconda guerra mondiale dimostrarono, invece, che per moltissimi giovani Alpini non ci fu il ritorno a casa per sposare l'innamorata.
(Alpinicrocetta.it)







CHIESETTA ALPINA
(Arrigo - De Martino)



I

C'è una chiesa fino a dove
già rintocca una campana.
Nel vederla così in alto
pare in cielo e più lontana.
Col suono par che dica ancor,
nel dolce vespro mattutin,
alla chiesetta tutta in fior
ritornerai mio bel alpin.

II

S'ode un suono ma non è più
la campana della chiesetta,
è il silenzio della sera
che pian pian suona la trombetta,
più piano come in un sospir,
tra breve non si sente più,
ma "bruno alpino" par di udir
la campanella suonar giù.

III

Rosellina che col gregge
vai sui monti di buon mattino,
e con ansia e fede aspetti
che ritorni il tuo bell’alpino ...
Se pur lontano il bruno alpin,
a te soltanto penserà
e un dì vedrai che a te vicin,
felice ancor ritornerà ...

IV

Ed un giorno assai più forte
suona a festa la campanella.
È tornato il bruno alpino
e Rosellina si fa più bella.
È bianca e pura come un fior
che il sol di maggio sboccerá,
e la campana con amor
per quelle nozze suonerà.